Venerdì 29 Maggio 2020
Domenica

20
Ottobre 2013

Proverbio:

Il mare calmo non rende bravo il marinaio. (proverbio africano)

San Leopardo di Osimo Vescovo


Tra molti Leoni e non pochi Orsi, due o tre Santi di nome Foca e uno addirittura chiamato Tigre, il serraglio del Calendario presenta anche due Santi di nome Leopardo, e accanto a questi un San Leopardino.
Leopardo, non Leonardo: cioè il nome stesso del felino chiamato anche pantera.

Il primo Leopardo, ricordato il 30 settembre, fu un Martire romano caduto sotto Giuliano l'Apostata.
Sepolto nel cimitero di Sant'Ermete, sarebbe stato poi trasportato ad Otricoli, da dove le sue reliquie emigrarono ad Aquisgrana, la capitale di Carlo Magno. Nella città dei " tepidi lavacri " fiori e sopravvisse il suo culto e la sua memoria.

Il secondo San Leopardo è Patrono della città di Osimo, e a lui è dedicata la bella cattedrale della città, oggi in forme romaniche, ma che risale ad un'epoca ancora più antica, perché sembra che sia stata eretta nell'VIII secolo.
E' probabile, anzi, che il duomo di Osimo, cioè la cattedrale di San Leopardo, occupi il luogo dove era il Campidoglio dell'antica Auximum romana, con le Terme e il tempio dedicato a Igea e ad Esculapio.

Queste due divinità pagane, come è noto, presiedevano alla salute dei mortali, e il loro ricordo sembra alludere alla salubrità dell'aria e delle acque di quel ridente angolo di terra marchigiana. Il culto di San Leopardo ad Osimo è antico di almeno mille anni.
E' probabile che la vita del Santo stesso risalga a diversi secoli più addietro, e non c'è motivo di dubitare dei dati riferiti dalla sua storia leggendaria, per quanto frammentari e incompleti, secondo la quale egli sarebbe vissuto nel V secolo cristiano, al tempo del Papa Innocenzo I e degli Imperatori Valentiniano III e Teodosio.

Gli eventi della vita di San Leopardo sono incerti, e i documenti scritti sul suo conto sono assai posteriori, frutto in gran parte di immaginazione.
Ciò non vuol dire, però, che si debba negare il dato tradizionale che fa di lui il primo Vescovo di Osimo, onorato come tale fin dal X secolo, o prima.
Il nome proprio di Leopardo dovette essere abbastanza diffuso nella regione di Osimo, ed è sicuramente dal nome di un medievale Leopardo, secondo una ben nota regola della formazione di moltissimi cognomi italiani, che la sua discendenza ebbe il nome di famiglia dei Leopardi.

Quizzando:

Qual è il capoluogo della regione Umbria?


Soluzione al quiz di ieri:

Qual è il significato di L.I.M, strumento utilizzato nelle scuole?
R: Lavagna Interattiva Multimediale

Oggi avvenne:


1968 – L’ex First Lady Jacqueline Kennedy Onassis sposa l’armatore greco Aristotele Onassis


Il macinino magico


In un paese non molto lontano viveva un bimbo di nome Tonino. Era solo al mondo, senza nessuno che provvedesse a lui, per cui viveva come poteva. Il suo lavoro consisteva nell’aiutare a portare le borse piene di cibo le signore che si recavano a fare la spesa al mercato, in cambio di qualche monetina o di qualcosa da mangiare.
 Un giorno una ricca signora, impietosita dagli sguardi che Tonino rivolgeva ad un pollo rimasto sullo spiedo di un girarrosto, glielo comprò e glielo regalò. Tonino non aveva mai avuto a che fare con un pollo intero ed il solo pensiero di poterlo mangiare tutto lo emozionava. Però successe che, mentre cercava un posto adatto per consumare tanto ben di Dio, incontrò un vecchietto povero ed affamato che gli disse: “Non mi sembra giusto che tu mangi da solo tutto questo pollo, è troppo per te e potrebbe anche farti male.”

Fu così che Tonino, un po’ per pena e un po’ per generosità, prese il pollo e lo porse al vecchio. Il vecchietto allora gli propose uno scambio: il pollo in cambio di un vecchio macinino. Tonino del macinino non sapeva proprio che farsene, tuttavia per non offenderlo accettò.
 Che meraviglia! Nello stesso istante in cui il macinino passava nelle sue mani, il vecchietto sparì. Tonino rimase a bocca aperta, sedette sotto un albero e cominciò a pensare chi potesse essere quello strano vecchio e, pensando e ripensando, si addormentò stringendo al petto il macinino.
 Fu proprio mentre dormiva che, inavvertitamente, girò la manovella del macinino e tutto quello che stava sognando divenne realtà. Immagina lo stupore di Tonino quando al suo risveglio trovò materializzato tutto ciò che aveva sognato.

 Capì che il miracolo altro non aveva potuto compierlo se non il macinino del vecchio stregone. “Chissà di cosa ancora sarà capace quest’arnese!” Fece girare ancora la manovella del macinino e disse: “Ora vorrei essere rivestito con abiti nuovi.” Detto fatto, si ritrovò vestito di tutto punto e felice.
 Purtroppo la felicità di Tonino era destinata a durare poco, infatti, nascosti dietro una siepe, stavano ad osservarlo due brutti ceffi. Erano due pirati che, sbarcati da una nave, girovagavano alla ricerca di un ragazzino da rapire e portare sulla nave. “Che fortuna!”, pensarono i due, “un ragazzino per fare le pulizie a bordo ed un macinino magico, non è roba da tutti i giorni!”.

E così dicendo si avventarono su Tonino che, sorpreso, non ebbe nemmeno la prontezza di reagire. I pirati portarono Tonino sulla nave e gli intimarono di consegnare al loro capo il macinino. Tonino obbedì, il capopirata prese il macinino e credendolo un attrezzo inutile, stava per buttarlo in mare ma uno dei due pirati lo fermò appena in tempo e gli spiegò i poteri del macinino.
 Subito il capo volle provarlo… provavò a girare la manovella e ordinare quello che voleva ma il macinino non eseguiva quanto gli veniva ordinato. Allora i pirati pensarono di farlo usare a Tonino, sicuramente a lui avrebbe obbedito. Tonino, impaurito, disse: “Cosa gli devo chiedere?” “Monete d’oro!”, gli rispose il capopirata, e così Tonino, girando la manovella del macinino, cominciò a dire: “Dammi monete, dammi monete …”.

La nave era quasi piena d’oro quando, disperato, dalle cucine venne sul ponte il cuocopirata; era finito il sale e non sapeva come fare per cucinare. “Non preoccuparti”, disse il capo, “il bambino risolverà i nostri problemi”. E così fu, Tonino ordinò al macinino tanto di quel sale che la nave, già carica di monete d’oro, divenne tanto pesante da affondare con tutto il suo equipaggio.
 Tonino si mise in salvo e con poche bracciate fu di nuovo a riva, dove lo aspettavano tutti i cittadini di quel paese che, felici per essere stati liberati da quei brutti ceffi, lo portarono in trionfo per tutto il paese.

 Ma il macinino che fine ha fatto? E’ ancora nella carcassa della nave pirata che giace sul fondo del mare e non smette ancora di dare tanto tanto tanto sale… ecco perché il mare è salato!








 
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