Domenica 19 Novembre 2017
Lunedi

10
Luglio 2017

Citazione:

Amami quando lo merito meno, perché sarà quando ne ho più bisogno. (Anonimo)

Sante Rufina e Seconda Martiri di Rom

† Roma, 260 ca.

Le informazioni sul martirio di Rufina e Seconda sono concordi. Condannate, sotto Valeriano e Gallieno, dal prefetto Giunio Donato, furono martirizzate a Roma al decimo miglio della via Cornelia.

La tradizione le vuole sorelle che, fidanzate a due giovani cristiani divenuti apostati, si votarono alla verginità. Non essendo riusciti con ogni sforzo ad indurle all' apostasia e al matrimonio, i due giovani le denunciarono.

Quasi sicuramente, già ne IV secolo, sul loro sepolcro fu eretta una basilica, forse da papa Giulio I, di cui oggi è impossibile indicare l'ubicazione in maniera sicura. Rufina e Seconda, con il loro esempio ci ricordano che in una società multireligiosa come quella verso cui ci stiamo incamminando, le ragioni della fede sono superiori a quelle del cuore.

Quizzando:

Di chi era madre Eleonora d'Aquitania?



Soluzione al quiz di ieri:

In quale anno fu ucciso Pino Puglisi?

R: Nel 1993.

Oggi avvenne:


1976: Nello stabilimento ICMESA un reattore chimico perde il controllo della temperatura sprigionando una nube di diossina TCDD, pericolosissima sostanza tossica, che investe tutta la zona di Seveso e la bassa Brianza.
Gli effetti sono catastrofici: migliaia di persone colpite, vegetali disseccati, animali contaminati da abbattere.



All’albeggiare emersi. É strano tutto ciò che è accaduto dal giorno in cui mi trovai nell’acqua, l’ultima volta che vidi Yarince.
Gli anziani dicevano nel corso della cerimonia che avrei viaggiato verso il Tlalocan, i tiepidi giardini d’oriente-paese del verde e dei fiori accarezzati dalla pioggia tenue- e invece mi sono ritrovata sola per secoli in una dimora di terra e radici, a osservare stupita il disfacimento del mio corpo nell’humus e nella vegetazione.
Tanto tempo ad alimentare la memoria vivendo nel ricordo delle maracas, del frastuono dei cavalli, delle sommosse, delle lance, dell’angoscia per la sconfitta, di Yarince e delle forti nervature della sua schiena.

Erano giorni che udivo i piccoli passi della pioggia, le grandi correnti sotterranee che si avvicinavano alla mia dimora centenaria, si aprivano varchi, e mi attiravano dall’umida porosità del suolo. Sentivo che il mondo era vicino, me ne accorgevo dal colore diverso della terra. …..Vidi le radici. La mani tese che mi chiamavano.

E la forza di quell’ordine mi attirò irresistibilmente.
Penetrai nell’albero e lo percorsi come una lunga carezza di linfa e di vita, un dischiudersi di petali, un tremito di foglie.
Sentii il ruvido involucro, la delicata architettura dei rami, e mi allungai nei meandri vegetali di questa nuova pelle, mi stiracchiai dopo tanto tempo, sciolsi le mie chiome, e mi affacciai verso il cielo azzurro attraversato da nuvole bianche per ascoltare gli uccelli che continuavano a cantare come prima. …..

Incipit di: La donna abitata
Autore: gioconda Belli






 
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