Mercoledì 18 Luglio 2018
Sabato

14
Aprile 2018

Massima:

L’esempio corregge meglio del rimprovero (Alessandro Manzoni)

San Valeriano Martire, venerato a Cumiana


La figura del martire San Valeriano non va assolutamente confusa con quella dell'omonimo presunto promesso sposo della martire romana Santa Cecilia, anche se il loro ricordo si celebra nel medesimo giorno.
San Valeriano venerato a Cumiana ed in altre località del Piemonte, rientra nel folto gruppo dei martiri appartenenti alla famosa Legione Tebea, capitanata da San Maurizio, e sterminata nel Vallese nei pressi dell'antica Agaunum, ove oggi sorge il centro di Sainte Maurice.

Secondo una tradizione molto consolidata nei territori dell'arco alpino nord occidentale, non tutti i soldati furono uccisi sulle rive del Rodano, molti riuscirono a fuggire e a raggiungere le vallate della Valle d'Aosta, del Piemonte e della Lombardia.
In questi luoghi svolsero opera di evangelizzazione presso le popolazioni ancora pagane e testimoniarono col sacrificio della vita la loro fede, o perché raggiunti da altri soldati mandati al loro inseguimento, o uccisi per mano di persecutori locali.

La critica agiografica, che molto si è occupata del caso della Legione Tebea, ha tentato di far luce anche su queste altre figure, giungendo a differenti risultati, tra loro spesso in contrasto.
Da chi respinge totalmente le varie tradizioni locali di questi tebei fuggitivi, a chi accetta acriticamente ogni particolare delle loro leggende.
Non è ovviamente possibile giungere ad una conclusione definitiva od univoca della problematica, dovendo ogni caso essere studiato ed analizzato singolarmente e solo successivamente confrontato con gli altri.

E' oggi opinione comune che santi o martiri locali, di cui per i più diversi motivi si perse memoria della loro reale identità, siano stati legati, per motivi agiografici e di necessità cultuale, agli autentici martiri tebei.
Il loro numero fu ulteriormente accresciuto dalla traslazione di reliquie, dallo sdoppiamento di personaggi o anche semplicemente per motivi iconografici: bastava, infatti, che un santo fosse ritratto in abiti militari, per essere assimilato ai compagni di San Maurizio.

Valeriano dunque, secondo la tradizione, avrebbe raggiunto il territorio di Cumiana e lì si sarebbe dedicato alla diffusione della buona novella presso gli abitanti del luogo.
Venne decapitato da un drappello di soldati che scoprirono il suo nascondiglio: il santo, prima di morire si inginocchiò e sulla pietra rimasero impresse le impronte delle sue ginocchia.
Sul luogo del martirio, a circa un chilometro dalla frazione di Tavernette, alle pendici del monte Piuerne, venne poi innalzata una cappella votiva, ancor oggi esistente anche se in una più recente riedificazione, in cui è visibile il sasso del prodigio.

E' molto probabile che questa tradizione sia da ricollegarsi all'esigenza di sacralizzare un luogo di culto pagano, dove si praticavano particolari riti litici, un fenomeno documentato per numerosi altri santuari dell'arco alpino e non.

Quizzando:

Il movimento artistico detto realismo cinico dove e quando si è sviluppato?


Soluzione al quiz di ieri:

Il termine brent è propriamente sinonimo di petrolio greggio?
R: No. Tecnicamente il brent è solo il greggio estratto dall'omonimo giacimento delle acque scozzesi del mare del Nord, ma essendo una delle tipologie di petrolio più importanti dal punto di vista degli scambi internazionali, è il riferimento mondiale del mercato del greggio.

Oggi avvenne:


1981: su ordine del boss mafioso Raffaele Cutolo, viene ucciso il vice-direttore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia



Una barca naufragò nel Garda; il vento spezzò l’albero e portò la vela ad incassarsi in una insenatura di Toscolano.
La forza delle onde ridusse la vela in poltiglia ma l’esposizione al sole tornò a darle consistenza.
Quando alcuni abitanti del luogo si resero conto che quel materiale era adatto alla scrittura fondarono la prima cartiera.

Questa leggenda narra le origini delle cartiere in Toscolano. Le prime fabbriche consistevano in un edificio simile ad una semplice casa con una ruota che muoveva dieci o dodici pistoni, un tinello, un torchio, una caldaia, un solaio e niente altro più.
In seguito una ruota arrivò a muovere fino a venti pistoni divisi in cinque file di pestelli (specie di mortai ricavati in un tronco di legno duro), e le cartiere più importanti del XVI secolo ebbero quattro ruote e ogni tino produceva 40 Kg di carta al giorno.

A quel tempo gli stracci venivano macerati facendoli fermentare artificialmente, poi delle ruote mosse da animali macinavano il tutto, in seguito si utilizzò la forza motrice dell’acqua. Le cartiere rimasero intatte, senza rilevanti modificazioni, fino alla fine del secolo XVIII; quando si applicarono i cilindri olandesi in grado di aumentare notevolmente la produzione. Il primo cilindro fu azionato nel 1780, in località Camerate, in una cartiera andata distrutta.
Con l’utilizzo di prodotti chimici si arrivò poi ad una migliore depurazione e sbiancamento delle materie prime. L’ultima evoluzione fu l’adozione della macchina “senza fine” o continua.

Museo della carta Toscolano Maderno
 






 
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